Facendo propria l'opinione di Carlo Galante Garrone (che nel 1947 scrisse di una «sanguinosa guerra civile») e respingendo la posizione del PCI, Pavone sostenne che gli avvenimenti del biennio 1943-1945 possedevano, tra gli altri, anche i caratteri tipici di una guerra civile. Guerra di scelte politiche, e perciò anche di classe; non soltanto bandiera, non soltanto un ridicolo onore»[20]. 14, S.Luzzatto, Partigia. Il problema dell'agnizione della Guerra civile come uno degli elementi della crisi italiana - assieme all'8 settembre e alla "democrazia bloccata" del dopoguerra, - è tuttora uno dei temi aperti del dibattito sull'identità nazionale italiana. Please enter recipient e-mail address(es). E quindi aggiunge la sua interpretazione della guerra del 1943-45 come guerra civile[129], La teoria di Pavone è nella sostanza condivisa anche da Gianni Oliva, che nel breve saggio La resa dei conti del 1999 riprende la tripartizione di Una guerra civile. Tale profilo è stato a lungo negato, o considerato con ostilità e reticenza, da parte delle correnti antifasciste. Dopo, poi, all’interno di quel sistema comunemente condiviso, potranno esservi tutte le legittime distinzioni e contrapposizioni[115].». Gli scritti di Pisanò intendevano dar voce ai fascisti sconfitti e legittimare anche le loro ragioni, respingendo la visione che voleva la RSI un mero strumento dei tedeschi, ed al contrario attribuendole il merito di aver protetto il Paese dal piano nazista di farne una semplice zona di occupazione militare. Del resto, dopo l'uscita del saggio di Pavone, sono ormai in pochi, anche in ambito pubblico, a mettere in discussione quello che ormai è considerato un assunto»[161]. Secondo Bermani è da allora che «la guerra di liberazione diventa un vero e proprio canone ufficiale di autointerpretazione e autolegittimazione della Repubblica», sintetizzato dalla formula della «Repubblica nata dalla Resistenza». E questo vale anche per i fenomeni di violenza che caratterizzarono in tutto il suo corso la guerra anti-partigiana e da cui non fu indenne la Resistenza, specie alla vigilia e all'indomani della Liberazione. Nel 1985 lo storico Claudio Pavone, ex partigiano, ripropose nel mondo accademico italiano, per la prima volta dopo molti anni, la categoria interpretativa della "guerra civile", suscitando un acceso dibattito, e nel 1991 la pose al centro della sua opera Una guerra civile. Memoria 1943-1945, Salò. Gli interventi di Pavone diedero inizio a una stagione di dibattito storiografico sul tema. La crisi dell'idea di nazione tra Resistenza, antifascismo e Repubblica, La repubblica delle camicie nere. L'opera fu recensita da Leo Valiani con un articolo intitolato La Resistenza fu guerra civile? Breve storia della guerra civile greca 1944-1949 Claudio Pavone rievocò la vicenda: «Ricordo che ne ebbi una terribile lavata di capo da parte di Giancarlo Pajetta che intervenne dicendo risolutamente che non era vero, che quella era stata una guerra di liberazione nazionale, una guerra di tutto il popolo italiano. Contro la tesi della guerra civile, Sarzi Amadé argomentò: «La Rsi non aveva alcun consenso di governi che non fossero quelli satelliti della Germania; aprì la propria esistenza con un plebiscito di 600.000 "no", quelli dei soldati italiani internati in Germania [...]; Mussolini, capo di questo "Stato", non può telefonare ai propri ministri se non passando attraverso i centralini tedeschi; riesce ad arruolare soltanto forze armate che potrà utilizzare non contro gli "invasori" ma quasi unicamente in funzione antipartigiana; per cui, si è chiesto, come potrebbero essere ritenute omologabili le forze di polizia di Salò, che agivano solo contro altri italiani, ed i partigiani, i quali facevano invece la guerra contro le forze armate di uno Stato sovrano quale era la Germania nazista?». Nel 1944 il pittore socialista Aligi Sassu chiamò La guerra civile un dipinto raffigurante i corpi dei partigiani trucidati nella strage di Piazzale Loreto, avvenuta a Milano nell'agosto di quell'anno[16]. Il 22 aprile 1955 il presidente della Camera dei deputati, il democristiano Giovanni Gronchi, durante il discorso celebrativo del decennale della liberazione dichiarò: «Ogni guerra civile – ed il popolo italiano fu allora veramente costretto ad una guerra civile – ha i suoi orrori ed i suoi errori, ha le vittime dall'una e dall'altra parte, per tragiche incomprensioni o per scoppio improvviso di settarismi e di istinti di violenza. Nell'ottobre 1988 si tenne infatti a Belluno il convegno Guerra, guerra di liberazione, guerra civile, al quale parteciparono ventidue studiosi, con relazione introduttiva sempre di Pavone[99]. L'espressione del resto è presente nel linguaggio spontaneo e originario di molti resistenti, azionisti in particolare. [101], in cui protestava contro l'abitudine di «adottare – spesso per distrazione, ma quanto mai colpevole! Le risposte hanno rivelato che «l'interpretazione in chiave di "guerra civile" dei venti mesi della Resistenza sembra [...] essere stata accettata, se si considera che nelle motivazioni dei rifiuti non si fa quasi mai riferimento a questo aspetto. Una Storia della Resistenza, Mondadori, Milano 2013, pag. Ma non c'è bisogno di affidarsi alla letteratura repubblichina per capire che la "guerra civile" della Resistenza non è uno stigma da dissimulare o negare, ma è il segno della serietà – anche morale – dell'impresa. Il percorso dell'opera verso la pubblicazione fu lungo e travagliato anche a causa del titolo, sgradito al consulente editoriale Elio Vittorini, che propose di cambiarlo in Racconti barbari[36]. Nel 1949 lo scrittore Beppe Fenoglio, già partigiano, tentò l'esordio con una raccolta intitolata Racconti della guerra civile, proponendola alla Einaudi. Ma non in questo si è materiato il grande fatto storico che domina in Italia l'ultimo biennio della guerra»[27]. Secondo Oliva, il conflitto civile, pur sviluppandosi all'interno del contesto della guerra di liberazione, è comunque «il tratto saliente del periodo 1943-45» il cui elemento caratterizzante è lo scontro fascismo-antifascismo.[133]. Così finisce la stagione della reticenza, Da almeno trent'anni storici e testimoni raccontano quell'esperienza, La Resistenza, Salò e i ragazzi del '44: chi ne parla rischia ancora la scomunica. Download it once and read it on your Kindle device, PC, phones or tablets. Please re-enter recipient e-mail address(es). Secondo Luciano Canfora, l'utilizzo del termine da parte di «un protagonista dei più restii» segnò, dopo oltre quarant'anni, la fine del "divieto" di adoperarlo[98]. La definizione di "guerra civile" era diffusa già nel periodo 1943-1945, sia tra i partigiani che tra i fascisti della Repubblica Sociale Italiana, in riferimento al conflitto intestino che opponeva gli uni agli altri. Your Web browser is not enabled for JavaScript. Qualche mese dopo fu pubblicata la corrispondenza tra i comandanti partigiani azionisti Giorgio Agosti e Dante Livio Bianco[11]. Non ci sono elementi nel tuo carrello. Gli atti sono contenuti in Pier Paolo Poggio (a cura di), Intervento di Pajetta alle pp. Scopri Storia della guerra civile in Italia (1943/1945) di Pisanò Giorgio: spedizione gratuita per i clienti Prime e per ordini a partire da 29€ spediti da Amazon. Il PCI tra via parlamentare e lotta armata, La Repubblica sociale italiana 1943-45 (Atti del convegno, Brescia 4-5 ottobre 1985), Guerra, guerra di liberazione, guerra civile, Il popolo delle Langhe e il romanzo della Resistenza, Fine di una guerra civile. E perché, forse che nella Spagna del '36, gli italiani già non si sparavano gli uni contro gli altri? Storia della repubblica e della guerra civile in Spagna: 1 [Tuñon de Lara, Manuel] on Amazon.com.au. Durante il conflitto entrambe le fazioni in lotta definivano guerra civile lo scontro che combattevano contro il proprio nemico interno[5]. I due autori operarono la scelta di titolare il loro libro facendo riferimento alla guerra civile anziché alla Resistenza[87]. Togliatti e l'amnistia del '46, Gianni Oliva: la Resistenza? Nel 1995 Gian Enrico Rusconi pubblicò Resistenza e postfascismo, nel quale esaminò le vicende del periodo partendo dal concetto di guerra civile. La Repubblica nata dalla Resistenza tra storiografia, politica e mass media, L'Italia repubblicana nella crisi degli anni Settanta, Dal fascismo alla democrazia. Nel 1999 Aurelio Lepre nella prefazione de La storia della Repubblica di Mussolini evidenziava la differente posizione tenuta nel corso della Resistenza, in cui era accettata la definizione di guerra civile, rispetto al dopoguerra, in cui quella definizione era stata rimossa e considerata gravissima[127]. I regimi, le ideologie, le figure e le culture politiche, Le «tre guerre» della Resistenza italiana, Mussolini l'alleato II. Would you also like to submit a review for this item? Storia italiana della guerra civile americana. Details of Storia della guerra civile americana Original Title Storia della guerra civile americana ISBN13 9788881833313 Edition Format Paperback Number of Pages 100 pages Book Language Italian Ebook Format PDF, EPUB. Di notte, a luci spente, si celebra nel Nord una giustizia che non conosce né avvocati né tribunali. Sulle ragioni del cambiamento di titolo, Luca Bufano, La guerra civile di Fenoglio il «barbaro» della Resistenza, Torna la Resistenza di Petacco. Il malinteso venne creato e quindi il successivo abisso che ci separò venne scavato da coloro per cui l'affermazione di questi grandi obiettivi non era che frasario demagogico e strumento di manovra che divideva le forze nazionali. In questo libro Ganapini mostra come a seguire Mussolini dopo l'8 settembre non ci fossero solo dei giovani che – secondo la celebre espressione di Carlo Mazzantini – andavano a «cercar la bella morte» continuando a combattere con i tedeschi, ma anche un vero e proprio ceto politico e amministrativo che operava per assicurare la sopravvivenza del regime del ventennio. Per Bermani è dunque questo il momento in cui la guerra civile diventa un argomento tabù, anche a causa del fatto che «le sinistre, e in particolare i comunisti, furono spinte a rivendicare fino all'enfasi il valore nazionale e unitario della guerra di liberazione come armi contro la discriminazione dalle quali erano vittime, in un periodo in cui l'ideologia ufficiale aveva sostituito l'anticomunismo all'antifascismo». Se qualche operaio, passando all'alba in bicicletta, intravede tra la ghiaia e l'erba un cadavere, commenta, senza emozione "l'era un fazzulet...", un fascista, e accelera l'andatura[90].», La definizione di guerra civile iniziò a essere considerata dalla storiografia accademica a partire dal 1985, allorché fu proposta da Claudio Pavone, storico affermato e in gioventù partigiano, in due convegni storiografici svoltisi in quell'anno. Pavone nota quindi che «è il fatto stesso della guerra civile che reca in sé qualcosa che alimenta la tendenza a seppellirne il ricordo», e riscontra analoghe rimozioni in Francia, dove per definire tutti i conflitti intestini dalla Rivoluzione in poi (compreso quello tra governo di Vichy e Resistenza francese) fu coniata l'espressione guerres franco-françaises, e in Jugoslavia, in cui a livello ufficiale si negava la guerra civile nonostante i violenti scontri interni tra partigiani comunisti, cetnici, ustascia e belagardisti. L'espressione più completa della tesi di destra sulla guerra civile è rappresentata dalla vasta produzione del giornalista e saggista Giorgio Pisanò, già ufficiale della Xª Flottiglia MAS nella RSI e per molti anni esponente del MSI, comprendente volumi come Il vero volto della guerra civile[69], Sangue chiama sangue[70] e soprattutto Storia della guerra civile in Italia (1943-1945)[71], iniziata nel 1965 e terminata due anni dopo. In particolare: L'idea di guerra civile durante il conflitto, La RSI nella storiografia resistenziale delle origini, Il concetto di guerra civile nel reducismo fascista, La guerra civile nella saggistica storica, La riscoperta storiografica ad opera di Claudio Pavone, Il cinquantenario e la ricerca di una memoria condivisa, Il discorso del presidente Napolitano del 25 aprile 2008, Altri periodi della storia d'Italia definiti "guerra civile". Per queste ultime invece, il «glissare sul concetto di guerra civile rappresentava un'implicita polemica contro quel troppo di rosso che c'era stato nella Resistenza», ed era motivato dalla necessità di non lasciarne il monopolio alla sinistra, evidenziandone il carattere di guerra patriottica ed esorcizzardone tutti gli aspetti problematici, così da contrapporre all'immagine della «Resistenza tradita» (secondo cui alla liberazione non era seguito un vero rinnovamento) quella di una «Resistenza beata e soddisfatta»[54]. Significativo in tal senso il discorso che l'allora pidiessino Luciano Violante pronunciò nel maggio 1996 in occasione del suo insediamento alla Presidenza della Camera, in cui per la prima volta un'alta carica dello Stato – per di più proveniente dalla tradizione politica comunista – mostrava volontà di comprensione per le ragioni dei «ragazzi di Salò»: «Mi chiedo se l'Italia di oggi – e quindi noi tutti – non debba cominciare a riflettere sui vinti di ieri; non perché avessero ragione, o perché bisogna sposare, per convenienze non ben decifrabili, una sorta di inaccettabile parificazione tra le parti, bensì perché occorre sforzarsi di capire, senza revisionismi falsificanti, i motivi per i quali migliaia di ragazzi e soprattutto di ragazze, quando tutto era perduto, si schierarono dalla parte di Salò e non dalla parte dei diritti e delle libertà. Secondo Aurelio Lepre, il ritardo con cui in Italia è stata riconosciuta la guerra civile è legato anche al processo di autoassoluzione per aver combattuto a fianco della Germania negli anni 1940-1943: «l'interpretazione della Resistenza come guerra contro lo straniero consentiva di far ricominciare la storia d'Italia dall'8 settembre 1943, cancellando i tre anni precedenti, che avevano visto l'Italia a fianco della Germania. [...] Il popolo italiano non vuol colmare il fosso, vuole colmare le fosse. http:\/\/experiment.worldcat.org\/entity\/work\/data\/2258681#Place\/milano> ; http:\/\/id.loc.gov\/vocabulary\/countries\/it> ; http:\/\/id.worldcat.org\/fast\/1919741> ; http:\/\/id.worldcat.org\/fast\/1204565> ; http:\/\/experiment.worldcat.org\/entity\/work\/data\/2258681#Topic\/world_war_1939_1945_italy> ; http:\/\/experiment.worldcat.org\/entity\/work\/data\/2258681#Event\/1939_1947> ; http:\/\/experiment.worldcat.org\/entity\/work\/data\/2258681#Place\/italy> ; http:\/\/worldcat.org\/entity\/work\/id\/2258681> ; http:\/\/www.worldcat.org\/oclc\/568571046> ; http:\/\/www.worldcat.org\/title\/-\/oclc\/1404933#PublicationEvent\/milano_edizioni_fpe1965> ; http:\/\/experiment.worldcat.org\/entity\/work\/data\/2258681#Agent\/edizioni_fpe> ; http:\/\/www.worldcat.org\/title\/-\/oclc\/1404933> ; http:\/\/experiment.worldcat.org\/entity\/work\/data\/2258681#Agent\/edizioni_fpe>, http:\/\/experiment.worldcat.org\/entity\/work\/data\/2258681#Event\/1939_1947>, http:\/\/experiment.worldcat.org\/entity\/work\/data\/2258681#Place\/italy>, http:\/\/experiment.worldcat.org\/entity\/work\/data\/2258681#Place\/milano>, http:\/\/experiment.worldcat.org\/entity\/work\/data\/2258681#Topic\/world_war_1939_1945_italy>, http:\/\/id.loc.gov\/vocabulary\/countries\/it>, http:\/\/www.worldcat.org\/oclc\/568571046>. La «guerra civile in Italia» è menzionata anche nell'opera sulla seconda guerra mondiale del primo ministro britannico Winston Churchill. La stessa Einaudi, casa editrice delle opere di Primo Levi, nonostante avesse già pubblicato vari scritti di Luzzatto, ha rifiutato il testo, edito poi da Mondadori.[155]. Settembre 1990: "operazione verità"? ), più che le ragioni, per cui l'una e l'altra parte hanno combattuto, perdendo di vista o cercando di far perdere di vista il significato storico degli eventi. Per cementare la ritrovata unità delle forze antifasciste, si iniziò a promuovere un'immagine della Resistenza come «qualcosa di non conflittuale» e le diversità ideali tra le varie componenti «vennero appiattite, rese tutte falsamente oleografiche». Il carattere di guerra civile della Resistenza fu invece riconosciuto da Pietro Secchia che, da anni emarginato dal partito e ormai ininfluente, guardava con grande interesse alla contestazione giovanile: «La guerra di liberazione in quasi tutti i paesi occupati dai nazifascisti assunse il carattere di "guerra civile". Ne individua le cause nel fatto che «i membri di un popolo che si pongono al servizio dello straniero oppressore vengono considerati colpevoli di un tradimento radicale al punto da spegnere in loro la qualità stessa di appartenenti a quel popolo»[49]. [130], Oliva sostiene che la definizione di guerra civile sia controversa poiché da una parte accusata da parte resistenziale di legittimare il fascismo repubblicano[131] e in campo fascista di strumentalizzazione per ottenere una "equiparazione morale"[132]. Pavone replicò con un articolo sullo stesso quotidiano, intitolato Resistenza o «guerra civile». Il quotidiano La Stampa dedicò al volume un servizio che comprendeva un articolo di Alberto Papuzzi (secondo cui le lettere confermavano che «per gli azionisti la guerra partigiana fu innanzi tutto una guerra civile») e alcuni stralci delle missive relativi a temi quali gli attentati contro i fascisti, il progetto di rapinare le banche per il finanziamento della lotta, il proposito di consegnare meno armi possibile dopo la liberazione al fine di organizzare gruppi armati clandestini[106]. Gli eredi del fascismo sottolineavano il carattere di guerra civile del conflitto per incolpare la Resistenza della lacerazione dell'unità nazionale degli italiani. Storia Della Grande Guerra D'Italia Volume 13: Reggio, Isidoro: Amazon.nl Selecteer uw cookievoorkeuren We gebruiken cookies en vergelijkbare tools om uw winkelervaring te verbeteren, onze services aan te bieden, te begrijpen hoe klanten onze services gebruiken zodat we verbeteringen kunnen aanbrengen, en om advertenties weer te geven. Please select Ok if you would like to proceed with this request anyway. Storia italiana della guerra civile americana, libri in uscita DIXIE. DIXIE. Tra questi, la recensione negativa di Claudio Pavone[140]. Tanto che, citando Don Narciso Polvani,[144] chiama half civil war ("una mezza guerra civile") la situazione di conflitto in cui si trovava la provincia di Arezzo nel giugno 1944, stretta tra l'avanzata degli inglesi e l'arretramento tedesco e deduce che la guerra civile in Italia non avrebbe potuto avere luogo senza occupazione tedesca.[143]. Storia della guerra civile in Italia (1943-1945)\" ; Storia della guerra civile in Italia (1943-1945).\" ; Export to EndNote / Reference Manager(non-Latin). Lepre rileva poi come l'uso del termine "revisionista" come accusa fu mossa contro "altri studiosi, anche di sinistra, che non si occuparono della Resistenza in tono apologetico".[128]. Tuttavia, lo stesso Togliatti nel 1946 promosse un'amnistia che presupponeva la realtà di una guerra civile protrattasi oltre il 25 aprile 1945, estendendo la depenalizzazione fino al 31 luglio[31][32]. La traccia di uno di questi, assegnata in un istituto magistrale di Venezia, iniziando con la frase «Voi che avete la fortuna di non aver conosciuto direttamente gli orrori della guerra civile», venne stigmatizzata dal giornalista autore del servizio, che la citò come esempio di professori che «sono arrivati al punto di inserire nei temi qualche considerazione addirittura ignobile»[47]. The Italian Resistance in history and politics, 1945-1998, L'Italia della guerra civile (8 settembre 1943-9 maggio 1946), La resa dei conti. The name field is required. Lo storico liberale Mario Vinciguerra, in un articolo pubblicato il 24 marzo 1954 per commemorare il decimo anniversario dell'eccidio delle Fosse Ardeatine, scrisse che in quegli anni molti territori italiani si erano trovati «stretti immediatamente nella morsa della guerra combattuta tra due eserciti stranieri sul nostro suolo, ed entrambi a noi ostili; oppure della guerra civile gravida di amari odi; oppure di entrambe le guerre in intreccio vipereo»[25]. ad esempio, Miriam Mafai (citata nel comunicato ASCA del 27 ottobre 2008: "Miriam Mafai... ha sottolineato come rimanga la sostanza vera del film, ovvero che gli italiani si sono scannati tra loro in una guerra civile che non ha conosciuto pietà. Ma il popolo italiano, per fortuna, è di parere contrario. Please enter your name. L'unità della nazione venne spezzata scagliando una parte di essa contro le forze nazionali più avanzate, che sono, nel periodo storico attuale, la classe operaia e la sua avanguardia». Esempio di tale sentimento è il titolo dato da Elio Vittorini ad uno dei suoi romanzi resistenziali: Uomini e no[48][N 3]. Aprile-maggio 1945: foibe, piazzale Loreto e giustizia partigiana, L'eredità della guerra civile e il nuovo quadro istituzionale, Sangue chiama sangue. in, Tre governi e due occupazioni [Relazione presentata al convegno su 'L'Italia nella seconda guerra mondiale e nella Resistenza', Milano, aprile 1985]. Vi ricostruisce le motivazioni che portarono alla nascita della Repubblica sociale e i caratteri di quella che viene ormai riconosciuta come "guerra civile"[121], fino ai primi mesi della RSI. Le nuove interpretazioni furono tuttavia rifiutate dal PCI e dalle associazioni partigiane. *FREE* shipping on eligible orders. WorldCat Home About WorldCat Help. Due svolte. Ma la nostra era prima ancora una guerra di liberazione interna. E' possibile che si tratta della stessa #GrandeGuerra ? Giustizia e violenza nel dopoguerra italiano, La morte della patria. In quell'anno infatti venne celebrato il ventennale della liberazione con al potere il secondo dei governi di Aldo Moro, i quali – comprendendo anche il Partito Socialista Italiano, uscito dall'isolamento nel 1963 – furono i primi esecutivi di centro-sinistra della storia repubblicana. Secondo Pavone le cause della rimozione della guerra civile in Italia sono da ascrivere anche alle esigenze politiche delle varie componenti dell'antifascismo: «L'ostracismo dato fino a non molto tempo fa alla categoria di guerra civile applicata alla lotta fra Resistenza e Repubblica sociale discende, oltre che dall'orrore che la guerra fratricida di per sé suscita, dal fatto che la destra (intendo ovviamente la destra antifascista) doveva fare propria l'immagine di una Resistenza rassicurante, levigata ed esclusivamente patriottica e militare, che aveva saputo circoscrivere e alla fine espellere le infiltrazioni rosse; e che dal canto suo, la sinistra, per accreditarsi come la più schietta rappresentante dell'unità nazionale in nome del suo intransigente antifascismo, doveva rigettare sulla destra la responsabilità della frattura dell'unione di tutti i veri italiani. Nell'ottobre 1943 l'edizione di Roma de l'Unità indicò i tre compiti che il popolo italiano doveva affrontare: «guerra contro l'aggressore nazista; guerra civile contro i fascisti suoi alleati; lotta politica contro le forze reazionarie»[7]. Risiamo al periodo tra Silla e Augusto»[15]. 431-434 degli Atti, cit. La storia di Pietro Secchia, Who chopped down that cherry tree? Copyright © 2001-2020 OCLC. Con questo libro Vivarelli, conosciuto fino ad allora come uno storico di sinistra – avendo alle spalle diversi incarichi negli Istituti storici della Resistenza ed una carriera caratterizzata da un orientamento saldamente antirevisionista, che lo aveva portato non solo a polemizzare con De Felice, ma anche a criticare revisioni provenienti da sinistra[35] – rivelò che da adolescente, sulla spinta emotiva della morte in guerra di suo padre per mano dei partigiani jugoslavi, si era arruolato nella RSI[136]. Please enter the message. La politica della strage in Emilia durante e dopo la guerra civile, anticipatore degli scritti di Giampaolo Pansa sulle violenze compiute da partigiani nei confronti di fascisti, durante e dopo la seconda guerra mondiale. In seguito al gran numero di pubblicazioni sul tema degli anni novanta, il termine è diventato d'uso comune anche al di fuori del mondo accademico, risultando la tripartizione di Pavone (guerra patriottica, civile e di classe) nel 2011 «generalmente condivisa, tanto da essere ripresa dalla maggior parte dei manuali scolastici di storia»[158][159]. Inoltre essa si inquadrava in una più ampia guerra civile dell'Europa a difesa della propria civiltà. Il carattere di "guerra civile" la Resistenza lo ebbe da noi, come in Jugoslavia, come in Francia ed in altri paesi; anzi da noi più che altrove, poiché i nazisti trovarono in Italia l'appoggio di non pochi fascisti. Nel 1965 fu pubblicata da un editore minore l'opera Italia drammatica. Nel 1997 Cesare Bermani pubblicò la prima edizione della raccolta di saggi Il nemico interno. Non poteva che essere così, Cfr. Storia della guerra civile russa scritto da W. Bruce Lincoln, pubblicato da in formato Altri Lo stesso Gentile nel gennaio 1944 scrisse dell'«orrore della guerra civile, tra Italiani e Italiani; ossia dell'Italiano contro se stesso; e la coscienza rimane perplessa, incerta di quello che sia il dovere presente del cittadino italiano»[10]. La guerra civile. Fu vera gloria? Please choose whether or not you want other users to be able to see on your profile that this library is a favorite of yours. complessive. Storia della guerra civile in Italia (1943-1945). Inoltre, complice il mutato clima politico e il superamento degli steccati ideologici della Prima Repubblica, anche dalle istituzioni arrivarono inviti ad approfondire le problematiche legate alla Repubblica Sociale Italiana, in modo da giungere all'elaborazione di una memoria condivisa. Italiani dimenticate la guerra civile. Claudio Pavone individua nella contestazione sessantottina il momento in cui, rotta l'«unità oleografica della Resistenza» (cita a proposito lo slogan «la Resistenza è rossa, non è democristiana»), la storiografia iniziò ad esaminare la guerra di liberazione in tutte le sue contraddizioni, preparando in questo modo «il terreno per riconoscere che il concetto di guerra civile non può più essere esorcizzato»[54]. La Patria è tricolore»[68]. [154], L'uscita del volume è stata accompagnata da varie polemiche, essendo ritenuto irrispettoso della figura di Primo Levi e della resistenza partigiana (ad esempio da parte del giornalista Gad Lerner, che fra l'altro ha criticato Luzzatto per aver usato "anch'egli il termine dispregiativo "vulgata resistenziale" che tanto gratifica gli iconoclasti"). Insomma, è possibile e necessario raccontare la Resistenza, coltivarne la storia, senza sottacere nulla, "smitizzare" quel che c'è da "smitizzare" ma tenendo fermo un limite invalicabile rispetto a qualsiasi forma di denigrazione o svalutazione di quel moto di riscossa e riscatto nazionale cui dobbiamo la riconquista anche per forza nostra dell'indipendenza, dignità e libertà della Nazione italiana[156].». Battaglia descrive anche le motivazioni «aberranti» presenti negli aderenti alla RSI, basate sui «torbidi» miti del «tradimento», dell'«eroismo» solitario, della lotta di «pochi, ma sani» contro il resto del mondo, che «spinsero alcune migliaia di individui a farsi complici, se non promotori di tanti delitti contro la propria gente»[62].